Le 5 lingue più difficili da imparare

Raffaele Terracciano

Le 5 lingue più difficili da imparare

Le lingue più studiate in Italia sono le solite note: inglese, spagnolo, francese e tedesco.

Ma nelle lingue, come nella vita, c’è sempre chi cerca sfide diverse, un’avventura esotica o anche semplicemente un modo per stupire o smentire gli altri.

Magari scegliendo una delle lingue più difficili al mondo da imparare!

Sì, ok, è bello imparare l’inglese per viaggiare, o lo spagnolo per fare nuove esperienze (chi ha detto “Erasmus a Barcellona”?)

Ma vuoi mettere la soddisfazione di imparare una lingua “impossibile”?

Che poi, di impossibile nelle lingue non c’è proprio niente: come sempre, basta avere aspettative realistiche, obiettivi chiari, ed un piano d’azione a lungo termine.

Ma quali sono le lingue più difficili da imparare?

In questo articolo vediamo cosa rendere una lingua difficile, e quali sono le lingue che spesso vengono considerate le 5 più difficili di tutte!

Cosa rende una lingua difficile?

Prima di tutto dobbiamo capire cosa rende una lingua difficile.

Ci sono due tipologie di difficoltà che dobbiamo prendere in considerazione: difficoltà specifiche, e difficoltà relative. Cosa vogliono dire?

Difficoltà specifiche

Le difficoltà specifiche sono le difficoltà “proprie” di una lingua, dovute alle sue caratteristiche. Possiamo chiamarle anche difficoltà intrinseche.

Le difficoltà specifiche più comuni da prendere in considerazione sono:

  • Scrittura: non tutte le lingue utilizzano l’alfabeto latino come l’italiano, quindi il sistema di scrittura di una lingua può essere il primo ostacolo per gli studenti. Alcune lingue, come il greco, il russo o l’arabo, utilizzano alfabeti diversi. Queste lingue saranno quindi da subito più difficili.
    Altre lingue non hanno neanche un alfabeto, ma usano sistema di scrittura in cui una parola viene scritta utilizzando uno o più caratteri, come il cinese o il giapponese. Questo aspetto rende queste lingue molto più complesse per un italiano.
  • Pronuncia: ogni lingua ha un set di suoni, da combinare per pronunciare le parole. Questo set cambia da lingua a lingua. Alcuni suoni sono presenti in tutte le lingue, e quindi non c’è bisogno di impararli. Altri invece sono suoni che non abbiamo nella nostra lingua, e che quindi dobbiamo imparare a pronunciare: ad esempio il suono “th” in inglese. Ma alcune lingue vanno oltre: non usano soltanto diversi suoni, ma diversi toni! Cos’è un tono? Ad esempio, la differenza tra “Sì!” come esclamazione e “Sì?” come domanda, magari quando rispondiamo al telefono. Adesso immagina che cambiare il tono cambi anche il significato della parola, e di dover ricordare queste differenze per ogni parola che impari… Bella tosta, eh?
  • Grammatica: a rendere più difficile la grammatica di una lingua possono contribuire tanti fattori. Ad esempio, i casi: una parola, e il suo articolo, cambiano il suffisso a seconda della funzione grammaticale. Il genere: alcune lingue hanno il maschile, il femminile ed il neutro, altre non hanno variazione di genere. Le coniugazioni: ecco un aspetto che rende abbastanza difficile l’italiano per gli stranieri, ovvero i verbi che cambiano il suffisso a seconda di chi compie l’azione e quando. Ancora, la presenza e la formazione del plurale. Ci sono alcune lingue che utilizzano anche il duale! O l’ordine delle parole in una frase: alcune lingue mettono il verbo alla fine della frase, ad esempio.
  • Vocabolario: le lingue sono fatte di parole. Quante più parole sono presenti nel vocabolario di una lingua, tanto più questa sarà difficile da imparare, perché vuol dire che dovremo memorizzarne di più. Ma contribuisce alla difficoltà anche la somiglianza, la relazione tra l’italiano e la lingua che stiamo imparando Per noi è più semplice imparare “pane” in francese e spagnolo (”pain” e “pan”) piuttosto che in inglese o in tedesco (”bread” e “Brot”). Hai notato che la parola inglese e quella tedesca si assomigliano? Infine, bisogna anche considerare il fattore culturale. Alcune lingue fanno ampio uso di modi di dire particolari, intraducibili parola per parola. O diversi livelli di formalità: vocaboli totalmente diversi da utilizzare a seconda della persona con cui stai parlando.

Difficoltà relative

Le difficoltà relative sono quelle che non dipendono direttamente dalla lingua in sé, ma da fattori esterni. Questi fattori esterni dipendono spesso dallo studente e non dalla lingua, e per questo possiamo chiamarle anche difficoltà estrinseche.

Le difficoltà relative più comuni sono:

  • Vicinanza linguistica: quanto più la lingua che vogliamo imparare è vicina alla nostra lingua madre, o ad una lingua che già parliamo, tanto più sarà facile il nostro compito. Abbiamo fatto l’esempio del vocabolario tra le difficoltà specifiche. Ma la vicinanza include anche altri aspetti: lingue vicine come l’italiano e lo spagnolo non solo avranno parole simili, ma anche suoni e grammatica simile. Mentre lingue molto distanti dalla nostra saranno una sfida più complicata. È una difficoltà relativa: il cantonese è relativamente facile da imparare per chi parla già cinese, ma è molto complesso per chi parla soltanto italiano o inglese.
  • Disponibilità di risorse: per alcune lingue è molto facile trovare libri, corsi e partner linguistici. Per lingue meno popolari tra gli studenti anche soltanto trovare corsi per principianti può essere un problema. Questo spesso vuol dire che queste lingue saranno più difficili da imparare. Ad esempio, se vuoi imparare lo spagnolo, avrai intere sezioni di librerie, reali e virtuali, da cui scegliere. Se vuoi imparare il Quechua, non hai così tanta scelta, e spesso dovrai ricorrere a corsi in altre lingue perché sono gli unici disponibili.
  • Metodo e motivazione: per uno studente che usa il metodo “giusto” ed è motivato a sufficienza, anche la sfida più complicata sarà accessibile. Viceversa, per uno studente che studia perché obbligato o che usa metodi antiquati, anche la lingua più facile sarà impossibile da imparare.

Dopo aver visto cosa rende una lingua difficile, scopriamo quali sono le 5 lingue più difficili al mondo!

Le lingue

FSI e le categorie di difficoltà

Il Foreign Service Institute (FSI) è un’agenzia federale del governo degli Stati Uniti d’America, che si occupa di insegnare le lingue ai diplomatici americani che lavorano in giro per il mondo. Da oltre 70 anni offre corsi in 65 lingue, e gli studenti riescono a raggiungere ottimi livelli in un tempo relativamente breve.

L’FSI classifica le lingue proprio in base al tempo necessario in media ai propri studenti per raggiungere la padronanza nella lingua target. È una classificazione fatta per studenti di madrelingua inglese, ma validissima anche per gli studenti italiani, soprattutto per le lingue più difficili.

L’FSI divide le lingue in 5 categorie di difficoltà, e soltanto 5 lingue appartengono all’ultima. O come viene definita, la categoria “super-difficile”.

Arabo

“Per me è arabo!”

Non è un caso che in italiano si usi questa espressione per dire che non si riesce a capire nulla!

L’arabo presenta diverse sfide per uno studente italiano.

Utilizza un sistema di scrittura basato su un alfabeto molto diverso da quello latino, con lettere che cambiano forma a seconda della posizione all’interno di una parola.

Le vocali poi, di solito, non vengono scritte. Infine, si scrive da destra a sinistra.

Insomma, la scrittura dell’arabo rappresenta un bel problema, soprattutto per gli studenti principianti.

Per quanto riguarda la pronuncia, in arabo ci sono alcuni suoni abbastanza difficili da riprodurre per un italiano, come i suoni gutturali “ع” (ayn) e “ق” (qaf), oppure il suono “ح” (ḥa).

Anche la grammatica dell’arabo è abbastanza complessa. L’arabo ha 3 casi, 3 “numeri” (oltre al singolare ed al plurale, c’è il duale), e coniuga i verbi, tra le altre difficoltà.

Un altra difficoltà dell’arabo è rappresentata dai vari dialetti.

L’arabo standard è la lingua utilizzata dai media e nella letteratura di tutto il mondo arabo, ma praticamente in ogni regione o area si utilizza una versione parlata diversa.

L’arabo parlato in Marocco è molto diverso dall’arabo parlato in Egitto o nel Golfo.

Quindi la prima difficoltà che incontrano gli studenti dell’arabo è innanzitutto scegliere “quale” arabo imparare.

Cantonese

Questa lingua prende il nome da Canton, ovvero Guangzhou (广州), capitale della provincia del Guangdong (广东). È parlata principalmente nella Cina sud-orientale e ad Hong Kong e Macao.

È una lingua sinitica, come il cinese mandarino, ma a differenza della sua lingua “cugina”, il cantonese è una lingua più “conservatrice”, che è cambiata di meno rispetto al passato.

Questo vuol dire che mantiene tante delle complessità del passato.

Il sistema di scrittura è quello dei caratteri cinesi (漢字 o 汉字, hànzì), ma ad Hong Kong se ne usa ancora la versione tradizionale, e non quella semplificata come in Cina.

Inoltre, se il cinese con 4 toni rappresenta una sfida difficile, il cantonese riesce ad andare oltre. Ha tra i 6 e 10 toni, a seconda di cosa consideriamo come tono vero e proprio.

Se queste difficoltà non fossero sufficienti, aggiungiamo che trovare libri e corsi di qualità per studiare il cantonese è relativamente difficile, al contrario del cinese mandarino.

Cinese (Mandarino)

Il cinese mandarino è famoso per essere una delle lingue più difficili da imparare.

Il suo sistema di scrittura è basato sui caratteri cinesi (汉字, hànzì): ne esistono circa 50.000, ma si calcola che sia necessario conoscerne circa 3.000 nelle azioni di tutti i giorni, come leggere il giornale.

Ma forse il vero grande ostacolo è rappresentato dai toni.

Il cinese ne ha 4, più un tono neutro. Utilizzare un tono sbagliato equivale a dire qualcosa di molto diverso da quelle che erano le nostre intenzioni, visto che i toni cambiano il significato delle parole: un tono può fare la differenza tra “vendere” (卖, mài) e “comprare” (买, măi)!

Ma non scoraggiarti!

La grammatica ha le sue difficoltà, ma ad esempio i verbi non si coniugano, non ci sono articoli, non c’è differenza tra maschile e femminile, e non si forma il plurale dei nomi!

Coreano

Cominciamo dal sistema di scrittura: contrariamente a quanto può sembrare, il coreano è facile da leggere!

Anche se in passato usava i caratteri cinesi per la scrittura, il coreano oggi usa l’alfabeto hangŭl (한글), un alfabeto logico e abbastanza facile da imparare!

Purtroppo però la parte facile finisce qui…

La grammatica è abbastanza complessa e molto diversa da quella delle lingue occidentali.

Il verbo generalmente si trova alla fine della frase, e si usano particelle grammaticali per indicare la funzione delle parole.

Infine, c’è l’aspetto culturale: in coreano i verbi hanno desinenze diverse a seconda se la situazione è formale o informale, e spesso è necessario utilizzare un linguaggio molto diverso per evitare di offendere l’interlocutore…

Giapponese

Il giapponese per tanti studenti rappresenta un mistero impenetrabile.

Il suo sistema di scrittura è uno dei più complessi al mondo.

Infatti, non solo si usano i kanji (漢字), caratteri di origine cinese. Ma questi sono accompagnati da ben 2 sillabari: hiragana e katakana.

Il primo si usa principalmente per suffissi e particelle grammaticali, mentre il secondo si utilizza per scrivere nomi di origine straniera.

Un altro aspetto che contribuisce alla difficoltà del giapponese è l’ordine delle parole. Il verbo di solito va alla fine della frase, e un po’ tutta la frase viene costruita quasi alla rovescia rispetto all’ordine utilizzato dall’italiano.

Specialmente per gli studenti principianti, costruire frasi lunghe richiede un bel po’ di attenzione e sforzo mentale!

Infine, il keigo (敬語), il sistema di linguaggio onorifico giapponese. A seconda della situazione e dell’interlocutore bisogna usare il linguaggio umile, il linguaggio rispettoso o il linguaggio di cortesia.

E le lingue europee?

Avrai notato che in questa selezione di lingue difficili, non ho incluso nessuna lingua europea.

Il motivo è semplice: essendo quasi tutte le lingue presenti in Europa discendenti della Lingua Protoindoeuropea come l’italiano, è normale che siano lingue più o meno vicine alla nostra.

E spesso “più vicine” vuol dire anche “più facili”. Ma ci sono delle eccezioni!

Ad esempio, il finlandese e l’ungherese non appartengono a questa macro-famiglia. E anche aldilà di questa particolarità, spesso queste due lingue vengono considerate tra le lingue più difficili al mondo.

In particolare l’ungherese ha 26 casi grammaticali, una grammatica molto complessa e diversa dalla nostra, ed una tendenza ad usare modi di dire che è possibile capire soltanto conoscendo la cultura ungherese.

Conclusione

Di queste lingue, ho studiato soltanto il cinese ed il giapponese (per ora!). E posso confermare la loro difficoltà!

Sono lingue che richiedono uno studio prolungato ed una pratica costante, anche solo per arrivare ad un livello intermedio.

Tuttavia, sono lingue difficili in modo molto diverso.

Il giapponese sembra molto facile all’inizio, ma più si va avanti, più diventa complicato.

Il cinese invece mi ha dato l’impressione inversa: è molto difficile all’inizio, ma più si va avanti, più diventa “fattibile”.

Non è possibile impararlo senza capire ed abituarsi al sistema dei toni, e mi c’è voluto un bel po’! Una volta superato questo enorme ostacolo, si ha la sensazione di riuscire finalmente a fare progressi in maniera lineare.

Infine, una precisazione: una lista della lingue più difficili da imparare, per quanto supportata da dati di istituti autorevoli, resta una lista soggettiva.

La cosa più importante da ricordare è che, per chi è motivato ed usa il giusto metodo, nessuna lingua è troppo complicata!

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